Quand’è il momento migliore perché bambini e bambine imparino un’altra lingua? A questa domanda, di solito rispondo che non è mai troppo presto e non è mai troppo tardi. Ciò che cambia, con l’età e in base alle esperienze linguistiche pregresse, è il modo in cui si impara una lingua aggiuntiva. Ecco dunque una panoramica di come cambia l’apprendimento (o acquisizione, come vedremo subito) di una lingua in base all’età, in bambine e bambini fino ai 10 anni.
Acquisizione o apprendimento?
Nel parlare comune, i termini acquisizione e apprendimento di una lingua vengono spesso utilizzati in modo interscambiabile, anche perché – in realtà – il percorso linguistico di ciascuno è individuale e fluido e non sempre è possibile tracciare una linea così netta tra i due processi.
In linguistica e in glottodidattica, e in particolare sulla base del lavoro di Stephan Krashen, per acquisizione (acquisition) si intende il processo mediante il quale bambini e bambine acquisiscono competenza “nativa” in una o più lingue. Per apprendimento (learning) si intende invece la competenza linguistica acquisita mediante insegnamento esplicito (e quindi, spesso, ad un’età più avanzata). Secondo Krashen, l’acquisizione è “naturale” e inconscia mentre l’apprendimento presuppone uno studio conscio con un più alto grado di consapevolezza metalinguistica (cioè la capacità di riflettere sulla lingua).
In realtà, come dicevo, ci sono punti di sovrapposizione tra i due concetti, anche perché molti metodo didattici cercano di facilitare l’apprendimento mediante la riproduzione delle condizioni di acquisizione.

Come docente, mi sono formata alla scuola del metodo comunicativo (communicative language teaching o CLT), che deve molto alle osservazioni di Krashen. Nel mio lavoro quotidiano a contatto con bambini e bambine, sia in aula che nel mio lavoro di consulente per famiglie multilingui, il CLT resta come base teorica preziosa che mi fornisce strumenti concettuali per inquadrare la situazione. Dopo quasi vent’anni di pratica ed esperienza, però, trovo che l’indicazione più preziosa sia il montessoriano “segui il bambino”. Il modo migliore per capire cos’è appropriato per tua figlia o tuo figlio, cioè, è osservarli e assecondare le loro inclinazioni e passioni.
Nei prossimi paragrafi, ti presento una panoramica della caratteristiche salienti dell’acquisizione/apprendimento linguistico per ogni fascia d’età, con suggerimenti su quale tipo di attività privilegiare per favorire lo sviluppo linguistico.
Primi anni: 0-3 anni
Nei primi tre anni di vita, i bambini attraversano una fase straordinaria per l’acquisizione linguistica: il cervello è particolarmente predisposto ad assorbire i suoni, i ritmi e le strutture delle lingue a cui è esposto, per l’alta plasticità cerebrale tipica di questo periodo.
Alla nascita, neonati e neonate sono in grado di distinguere e produrre i suoni di virtualmente tutte le lingue. Non si nasce tabula rasa, perché anche appena nati i bambini dimostrano una preferenza per i suoni e le cadenze sentite quando erano in utero, ma la capacità di imparare qualsiasi lingua è presente.
Questa capacità consente di acquisire le lingue in modo spontaneo, senza sforzo e senza confusione, purché l’esposizione presenti un adeguato livello di input linguistico sia inserito all’interno di una relazione significativa con una persona (o più persone) care e dentro contesti comunicativi reali.

I vantaggi di un contatto precoce con più lingue non si limitano alla comunicazione: si estendono al piano cognitivo, emotivo e interculturale, come abbiamo approfondito altrove su questo blog.
È importante sottolineare che iniziare presto non significa “insegnare” in senso scolastico. Significa piuttosto creare occasioni quotidiane di esposizione e routine linguistiche naturali, attraverso giochi, canzoni, libri, gesti e momenti di interazione autentica. È importante assecondare la curiosità e la sperimentazione di bambine e bambini, che vorranno magari giocare con i suoni, capire cosa sono in grado di produrre, testare i confini anche attraverso la voce e i suoni.
Età prescolare: dalla mente assorbente alla mente cosciente nella fascia 3-6 anni
Mano a mano che i bambini si avvicinano ai 6 anni, escono nel periodo che Maria Montessori chiamava della “mente assorbente” per entrare nel periodo della “mente cosciente”: gradualmente, bambine e bambini diventano capaci di astrazione e, quindi, anche di riflessione metalinguistica (cioè sulla lingua).
È di solito in questo periodo che bambine e bambini multilingui cominciando a distinguere le diverse lingue e a usarle in modo funzionale, cioè scegliendo spontaneamente quella più adatta in base al contesto, all’interlocutore e alla situazione comunicativa. Questo processo di differenziazione avviene gradualmente e in modo naturale, soprattutto se sono stati forniti modelli linguistici chiari e coerenti negli anni precedenti.
Per sostenere questo sviluppo, è fondamentale garantire costanza e qualità dell’input linguistico: la quantità di lingua fruita è importante, ma conta soprattutto la varietà e la ricchezza delle interazioni, che devono continuare ad avvenire all’interno di relazioni significative in contesti comunicativi reali.

Continuiamo con lettura condivisa, routine semplici e costanti e momenti di gioco in ciascuna lingua, possibilmente con altri bambini e bambine. Cominciamo anche a introdurre lezioni formali nella lingua o lingue di casa (presso una scuola, se possibile, con insegnanti privati oppure indossando noi il cappello di insegnante) e a leggere testi “specialistici” (albi divulgativi) che parlino degli interessi dei bambini e diano loro la possibilità di raccontare i propri interessi in più lingue.
Se decidiamo di introdurre una lingua aggiuntiva in questo periodo, facciamolo in maniera ludica e multisensoriale, concentrandoci su suoni e cadenze (canzoni, rime, ritornelli abbinati a gesti possono essere di grande aiuto) e sull’espansione lessicale a cui andremo ad aggiungere, via via, elementi grammaticali e sintattici.
Coltivare curiosità e costruire competenze in età scolare (6-10 anni)
Durante la fascia scolare, indicativamente tra i 6 e i 10 anni, è importante coltivare la curiosità linguistica e favorire lo sviluppo di competenze sempre più consapevoli. In questa fascia d’età, bambine e bambini sono in grado di esplorare la lingua straniera in modo via via più astratto, ma sempre attraverso esperienze concrete, multisensoriale, ludiche e motivanti.
Integrare una lingua nella vita quotidiana significa, ad esempio, proporre attività ludiche, attività quotidiane e momenti di gioco simbolico in cui sperimentare parole e frasi nuove in contesti comunicativi autentici, incoraggiare relazioni e corrispondenze con coetanei, realizzare progetti creativi in lingua o proporre la visione accompagnata di film e cartoni animati in versione originale.
Queste attività rendono la lingua viva e significativa. Anche se la mente in questo periodo è in grado di processi astrattivi sempre più complessi, è bene evitar un approccio troppo astratto e coltivare invece un coinvolgimento multisensoriale che chiami in causa anche il corpo, il movimento e la spazialità.
Introdurre una lingua dopo i 10 anni: è troppo tardi?
Molte persone si chiedono se introdurre una nuova lingua dopo i 10 anni sia “troppo tardi.” La risposta breve è no, ma bisogna prima di tutto capire quali sono i risultati che ci aspettiamo di ottenere in questa fascia d’età.
Nella pre-adolescenza e poi dell’adolescenza, l’apprendimento linguistico diventa sempre più simile a quello di un adulto: si è in grado di riflettere sulla lingua, di fare confronti, di usare strategie consapevoli e, proprio per questo, imparare in modo più intenzionale e spesso più rapido.

In questa fase, la motivazione e il legame con gli interessi personali (musica, videogiochi, film, viaggi, amicizie) diventano fattori chiave. Io stessa ho imparato l’inglese per conto mio, in prima media, grazie a fitte corrispondenze (cartacee!) con coetanee da tutto il modo che condividevano la mia stessa passione per un gruppo musicale. Quando la lingua si collega a passioni reali e a obiettivi concreti , l’apprendimento acquista significato, direzione e soddisfazione personale, diventando un’esperienza coinvolgente e duratura.
Il fattore più importante: la qualità dell’esperienza linguistica
Il fattore più importante, sia per l’acquisizione che per l’apprendimento di una lingua, a qualsiasi età, è la qualità dell’esperienza linguistica.

Ciò che fa davvero la differenza è la costanza e la regolarità delle interazioni, all’interno di relazioni significative e in contesti comunicativi autentici. Le conversazioni quotidiane, i momenti di gioco condiviso, le letture o le piccole routine in lingua creano legami concreti tra parole, emozioni ed esperienze.
Per questo motivo, il contesto emotivo in cui avviene l’esposizione è fondamentale: bambine e bambini imparano meglio quando sono accolti, coinvolti e sereni. La relazione con la persona parlante – genitore, nonno o nonna, amico o amica o insegnante – diventa veicolo fondamentale di acquisizione e apprendimento: la lingua non è in primis un oggetto da imparare o studiare, ma un mezzo vivo di connessione e affetto.
Conclusione
In conclusione, non c’è un modo giusto in assoluto per introdurre una nuova lingua: le modalità cambieranno in base all’età, alle inclinazioni e agli interessi di bambine e bambini. Nei primi anni conta soprattutto l’esposizione naturale e affettiva, durante la scuola primaria l’apprendimento passa attraverso il gioco e la curiosità, mentre più avanti subentrano consapevolezza, riflessione metalinguistica e motivazione personale.
A tutte le età, però, è importante che la relazione linguistica passi per una relazione significativa con una o più persone umane, che ci sia coinvolgimento personale e un contesto comunicativo autentico.
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