“Ma non si confonderà?”
“Farà confusione tra le lingue?”
“Non parlo a mio figlio in italiano perché ho paura che si confonda”
Se mi dessero $1 per ogni volta che ho sentito queste domande o affermazioni…sarei ricchissima!
Una delle preoccupazioni principali che emerge quando si parla di multilinguismo infantile, infatti, è la confusione. In situazioni di multilinguismo è comune sentire parole di lingue diverse in una stessa frase, oppure che il bambino o la bambina risponda in una lingua diversa da quella che gli viene rivolta. Questi fenomeno sono comuni, studiati e assolutamente “normali”, ma possono spiazzare chi non ha a che fare quotidianamente con bambini multilingui,
Facciamo allora chiarezza su questo argomento, per bandire ansia e preoccupazione e fare spazio a quella consapevolezza che ci permetterà di intraprendere serenamente il cammino multilingue della nostra famiglia.
Come funziona il cervello multilingue
Il cervello multilingue non “separa” le lingue in compartimenti stagni. Al contrario, le gestisce in parallelo fin dai primi mesi di vita. Quando bambine e bambini sono esposti a due o più lingue, il loro cervello costruisce un unico sistema linguistico. In questo sistema, le lingue sono sempre attive, ma vengono chiamata in causa a seconda del bisogno comunicativo. Bambini e bambine multilingui, quindi, passano da una lingua all’altra non perché siano confusi, bensì perché i loro cervelli sono abituati a muoversi tra codici diversi.

A coordinare questo processo interviene il cosiddetto language control system: una rete di funzioni cognitive che aiuta il cervello a selezionare la lingua più adatta al contesto, all’interlocutore e alla situazione. (I miglioramento delle funzioni esecutive è infatti uno dei benefici del multilinguismo, di cui abbiamo già parlato su questo blog). In bambine e bambini più piccoli, questo sistema è ancora in via di sviluppo. Per questo motivo, può capitare che rispondano in una lingua diversa da quella che gli viene rivolta o che attingano a risorse linguistiche diverse nel contesti di uno stesso enunciato (language transfer o interferenza linguistica).
Questi fenomeni sono spesso fonte di preoccupazione per gli adulti, ma non sono segni né di confusione né di ritardo. Semplicemente, bambini e bambine utilizzano le parole che hanno più facilmente a disposizione in quel momento per farsi capire, soprattutto quando il lessico è ancora in costruzione. Con il tempo e grazie a un’esposizione constante e significativa, questi fenomeni tendono a ridursi e/o a diventare più consapevoli.
Quante lingue si possono imparare in età precoce?
Un’altra domanda frequente e collegata al tema della confusione è se esista un limite al numero di lingue che un bambino o una bambina può imparare da piccola. In età precoce, il cervello è particolarmente ricettivo e può entrare in contatto con più lingue contemporaneamente: ma quante?
Secondo Simona Montanari, professoressa della California State University ed esperta di multilinguismo:
Non sono state fatte ricerche su bambini che crescono con quattro, cinque o sei lingue. In generale, poiché sappiamo quanto l’input sia fondamentale, è importante assicurarsi che il bambino raggiunga almeno un certo livello di sviluppo linguistico, in modo da sostenere anche lo sviluppo cognitivo. Se un bambino ascoltasse cinque o sei lingue e avesse solo poche parole in ciascuna, potrebbe non avere abbastanza competenza linguistica per poter funzionare adeguatamente […]. Per questo tenderei a scoraggiare l’esposizione fin dalla nascita a parlanti di cinque o sei lingue, perché avrei la sensazione che in questo modo il bambino non riuscirebbe a costruire una base solida in nessuna di esse. Direi quindi di cercare di concentrarsi magari su tre lingue al massimo e, successivamente, quando il bambino sarà almeno discretamente competente in una lingua, introdurre altre lingue.1
Tenendo presente che, attualmente, la ricerca si concentra su bambini e bambine che parlano due lingue, mentre chi parla tre o più lingue è poco rappresentato, secondo Montanari è possibile gestire tre lingue fin dalla prima infanzia e avere un adeguato sviluppo linguistico e cognitivo. La mia esperienza personale di mamma di bambini trilingui, che parlano fluentemente italiano, inglese e cantonese, conferma questa affermazione.

Più che il numero di lingue, ciò che fa davvero la differenza è la qualità dell’esposizione (e questo vale anche per contesti monolingui). Il modo migliore per trasmettere una o più lingue è che essa o esse siano parte di una relazione significativa con una o più persone care, che l’esposizione sia costante sul lungo periodo e che la lingua offerta sia ricca, corretta e diversificata.
Stop alla confusione, sì alla serenità!
E quindi: parlare più lingue crea confusione nei bambini? La risposta è no; il cervello di bambine e bambini è in grado di gestire più lingue fin dalla prima infanzia.
Inoltre, ciò che fa davvero la differenza è l’esposizione linguistica di qualità, sul lungo periodo, dentro relazioni significative.
Spero che questo articolo abbia fatto più chiarezza e fugato qualche dubbio. Se sei ancora incerta rispetto alla situazione linguistica di tuo/a figlio/a o della tua famiglia, puoi prenotare una call conoscitiva gratuita con me e scoprire come posso sostenerti in questo percorso.
- Dall’intervista rilasciata nel podcast Kletsheads, episodio 8, stagione 1: Can a Child Learn Three Languages at Once? A cosa di Sharn Unsworth. Traduzione e adattamento miei. ↩︎


