Nei primi giorni di scuola, ma non solo, i docenti e le docenti si chiedono spesso come instaurare una relazione di fiducia con i nuovi e le nuove alunne, soprattutto se di origine straniera, non ancora completamente fluenti in italiano o neo-arrivati in Italia (NAI). Instaurare al più presto una relazione di fiducia sarà infatti una base fondamentale su cui costruire la didattica. Ecco, secondo me, la cosa più importante ed efficace per creare questa relazione: impara a pronunciare correttamente i nomi di tutte le persone presenti in classe. Sì, anche quelli “strani”. Sì, anche quelli di origine straniera.
Pronunciare correttamente i nomi è il primo passo per costruire rispetto e fiducia reciproci
Creare una relazione di rispetto e fiducia reciproci con le persone, grandi o piccole, che abbiamo in classe è il presupposto fondamentale per la riuscita didattica. Senza rispetto e fiducia, le e gli studenti saranno meno propensi a provare cose nuove e a lasciar andare le proprie insicurezze.
Cercare di pronunciare correttamente i loro nomi, quindi, è un primo segnale forte e concreto che dice agli studenti “ti vedo, ti rispetto”.
Nel caso particolare di nomi percepiti come “strani” perché desueti (come quello di mia figlia) o di origine straniera (come quello di mio marito), avere quest’attenzione è ancora più importante. Il nome è parte fondamentale dell’identità di una persona e parla tanto di lei quanto della sua storia personale, famigliare e culturale. Pronunciandolo correttamente, dichiariamo di voler rispettare questa persona nella sua interezza.

Ma è difficile! Cosa devo fare nella pratica?
Se ti trovi in difficoltà con alcuni nomi, ecco un piccolo vademecum con due cose da fare e due da non fare per aiutarti a pronunciare correttamente i nomi di origine straniera.
Appello? No grazie!
Se è una classe nuova, invece di cominciare con il canonico appello in cui è la o il docente a chiamare gli studenti per nome e cognome, rischiando di pronunciarne incorrettamente di fronte a tutti, trova modi indiretti di rilevare le presenze e di abbinare la persona al suo nome. Ad esempio:
- Se sono studenti già alfabetizzati in alfabeto latino, chiedi loro di scrivere il nome su un’etichetta adesiva. Poi, durante le prime attività della giornata, gira tra i banchi in classe e comincia a memorizzarli e a esercitarti a pronunciarli.
- Per bambini e bambine piccole, facciamo in modo che siano loro a pronunciare il loro nome per la prima volta in classe. Pronunciare ad alta voce il proprio nome di fronte a un gruppo di persone sconosciute può creare disagio. Evitiamo dunque di puntare i riflettori e cerchiamo invece di creare gruppi piccoli e intimi in cui bambini e bambine si sentano più a proprio agio, magari con il classico gioco della palla in cerchio (detto anche pallanome)

Sfruttiamo le persone adulte di riferimento 🙂
Se abbiamo l’opportunità di incontrare genitori o altre persone adulte di riferimento prima dell’inizio delle lezioni, ascoltiamo attentamente come loro pronunciano il nome dello studente o della studente in questione, e magari chiediamo loro di aiutarci con la pronuncia.
Non imponiamo abbreviazioni, soprannomi o nomi alternativi
La docente Sara Cappelletti, in una riflessione sull’argomento, cita il seguente brano di Abdel Malek Smari:
“…e te” chiese a Karim “com’è che ti chiami?” Si industriò a ripetere un paio di volte ‘Karim’, ma non gli veniva proprio. Propose un compromesso: “Ti dispiace se ti chiamo Gianni? È più semplice”.
‘Perdo un altro pezzo’ pensò Karim ‘il nome!’.1
Ecco, non facciamo come la persona di questo brano, non imponiamo arbitrariamente abbreviazioni, soprannomi o addirittura altri nomi per evitare a noi stesse la fatica della pronuncia corretta.
Piuttosto, continuiamo con pazienza a provare e chiediamo agli studenti di portare pazienza con le nostre pronunce imperfette: diciamo loro esplicitamente che la nostra incapacità di produrre determinati suoni non ha nulla a che vedere con il valore o la bellezza del loro nome. Semplicemente, i muscoli della nostra bocca non sono allenati a produrre questi suoni, ma con pazienza e ripetizione possiamo migliorare.
Assumiamoci la responsabilità della pronuncia corretta
Non incolpiamo gli studenti della nostra incapacità di pronunciare correttamente il loro nome. Frasi come “Ah ma questo nome è impossibile da pronunciare!” e simili feriscono più di una lama a doppio taglio e sono decisamente fuori luogo.
A maggior ragione, se ci troviamo in ambiti di insegnamento dell’italiano LS/L2, dove stiamo chiedendo agli e alle studenti un grosso sforzo – anche fonetico e fonoarticolatorio – verso l’italiano, non possiamo essere noi le prime a mostrare di non voler provare a produrre i suoni di un’altra lingua.
In quanto docenti e persone adulte, siamo figure d’autorità e d’esempio per le alunne e gli alunni. È importante che modelliamo i comportamenti e gli atteggiamenti che vogliamo incoraggiare, tra cui la voglia di provare cose nuove e la curiosità nei confronti di altre lingue e culture.

Ti sei mai trovata in difficoltà nel pronunciare uno o più nomi nella tua classe? Quali strategie hai adottato? Spero che il piccolo vademecum di cui sopra ti abbia fornito qualche spunto utile su come affrontare questa situazione.
Se stai lavorando in una classe multilingue e vuoi approfondire in modo mirato, puoi scrivermi: lavoro proprio su queste situazioni nelle mie consulenze per docenti.
- Abdel Malek Smari, Fiamme in Paradiso (Il Saggiatore, 2000), citato in L’appello, di Sara Cappelletti. ↩︎


